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Il tuo cuore si trova là dove si trova il tuo tesoro. Ed è necessario che il tuo tesoro sia ritrovato affinché tutto ciò che hai scoperto durante il cammino possa avere un significato

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venerdì, 28 novembre 2008

Lunedì ho sognato che mi si infilava un orecchino in un braccio

Ho sognato che una mattina mi svegliavo senza un orecchino nel lobo destro. Il primo dei tre. Poco male, mi dicevo, ne comprerò, appena riesco, un altro. Sapevo infatti che prima o poi sarebbe successo. Ho perso la “clips” che lo teneva saldo all’orecchio tanto tempo fa, e non mi sono mai decisa a sostituirlo. Poi nel pomeriggio di quello stesso giorno, ho cominciato a grattarmi il braccio destro. Si era come creata una protuberanza fastidiosa, seguita da un inusuale rossore che mi impediva di fare qualsiasi cosa. E allora ho cominciato a scavere nella carne del mio braccio, come se fosse terra. Ho cominciato ad aprire con le mie dita quel buco che si era creato sul mio tessuto epiteliale. Ho scavato così tanto che riuscivo a intravedere l’osso. E lì, incastrato nel fondo della carne, ci ho trovato l’orecchino che avevo perso. Contenta della scoperta l’ho tirato fuori e l’ho rimesso al suo posto. Però (sempre nel sogno), nel frattempo mi ero accorta che lo squarcio che si era aperto sul mio braccio era troppo grande per riuscire a chiuderlo da sola. Continuava a uscire dell’acqua sporca (e questo mi stupiva, perché mi sarei aspettata del sangue. Mi sarei aspettata quel colore rosso intenso che lasciano tutte le ferite. E invece no. Era acqua sporca, tra l’altro. ) E allora, mi sono precipitata all'ospedale per farmi chiudere la ferita. Arrivata al pronto soccorso, il guardiano all’entrata (che esiste solo nel mio sogno, credo) mi ha preso i dati e mi ha legato ad una lunga corda dove da un lato c’era una ventosa (attaccata alla mia cintura) mentre il lato opposto finiva con una spina che lui ha bellamente attaccato ad una presa di corrente. Poi mi ha detto: “mi raccomando, non la stacchi la ventosa che qui è un casino, rischia di perdersi. Prosegua lungo il corridoio. In fondo a destra”. Io, sempre con il mio braccio destro che sanguinava acqua sporca, ho seguito le sue indicazioni. E improvvisamente mi sono trovata davanti ad una scala a chiocciola. Sono salita su quella scala per ritrovarmi poi, sull’ultimo gradino, davanti ad una porta piccola piccola. Non c’era altro. Era piccolissima, e per passarci avrei dovuto fare le contorsioni, avrei dovuto raggomitolarmi e insaccare le mie ossa fino al limite sopportabile, farmi più piccola di quello che già sono. Mi sembrava impossibile riuscire a passare per di lì, per un secondo ho anche pensato di tornare indietro. Poi una cosa mi ha fatto capire che dovevo oltrepassare quella soglia. Quella minuscola porticina da “Alice nel paese delle meraviglie” era aperta, e io riuscivo ad intravedere quello che c’era dall’altra parte. Se fosse stata chiusa, forse (sempre nel sogno) sarei tornata inditro. E invece, per fortuna, vedevo che al di là della soglia, c’era il pronto soccorso e io oramai non ne potevo più di quella ferita che zampillava acqua e che continuava a bagnarmi i vestiti. E allora mi sono chinata, ho raccolto tutte le mie forze e le mie capacità e mi sono sdraita per terra e ho cominciato a strisciare nel tentativo di oltrepassare quella piccolissima porta. E’ stato difficile ma ci sono riuscita. Dall’altra parte, sempre con la mia corda saldamente attaccata alla cintura, mentre mi stavo rialzando, mi sono sentita sollevare. Era un dottore che vedendo il mio sguardo così preoccupato per quella ferita che sembrava non voler più smettere di ferirmi, mi ha ha detto: “ non ti preoccupare, non lo vedi che è solo acqua? Non è sangue.”
E poi mi sono svegliata.
Martedì ho raccontato questo strano sogno a un amico competente. Molto competente. E’ uno di quegli amici a cui normalmente la gente lascia 75 euro all’ora.(Ci siamo capiti.) E mi ha dato la sua versione. Cioè, conoscendomi un po’, ha azzardato un significato da dare a questo sogno. Che è poi lo stesso significato che alla fine, anche senza dover sganciare una lira, si raggiunge da soli negli anni. Se si lavora su sé stessi. Se ci si vuole bene. E sono contenta. Di aver ritrovato l’orecchino, di aver avuto quella corda che mi ha indicato il pronto soccorso, ma soprattutto, sono contenta di aver scoperto che lavorando sodo, le ferite rosso sangue che ci hanno ferito da bambini, pian piano con il tempo e lavorandoci su , diventano acqua.



postato da: kappler alle ore 21:59 | link | commenti (4)
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martedì, 09 settembre 2008

Si chiude



Scrivo sempre meno e sempre peggio.

E non scrivo più ME, che non vuol dire di me, (la mia vita è così noiosa che sbadiglio da sola a pensarci) ma ME inteso come pensieri, odori, sapori, sguardi, parole, sensazioni in questa vita noiosa che mi ritrovo (perchè uno può avere una fulminazione anche stando semplicemente sdraito a leggere un libro, o ritrovandosi con un mojito in mano che non ha chiesto, o mentre stà fumando una sigaretta in pausa caffè, o sta lavorando,o guardando una foto, o rispondendo a una mail,  mica deve per forza essere intento a salvare il mondo…)

Comunque.


Scrivo di film, serie Tivi, libri, cose che vedo in giro, o al massimo, di pensieri che più o meno abbiamo tutti (come lasciare il lavoro per inseguire un sogno, sai che banalità..). Scrivo di cose superflue, inutili, senza un minimo di spunto per chicchessia (men che meno per me stessa). Scrivo di cazzate spesso e volentieri… Iinsomma, scrivo  "tanto per"...

Ad agosto ho scritto 4 stronzate dico quattro, mentre la mia testolina ha prodotto più pensieri in quel mese lì, che in tutto il resto dell’anno. E mi chiedo, perché non li ho scritti qui questi pensieri? Perché? Perchè non ho scritto del dialogo avuto con mia sorella sabato scorso in cui finalmente le ho "aperto il libro" sulla morte di nostro padre? E questo è solo l'ultimo esempio che mi viene in mente... (e cosa ancora più strana, perchè non ne ho parlato con nessuno??? ma questo è un'altra cosa che qui non c'entra un cazzo.)  Perché non ne ho sentito l’esigenza? (ovvio che li scrivo i miei pensieri, che poi c’è il rischio di perderli, tsè, con la vecchiaia che avanza, ci mancherebbe…)

Non lo so. So che c’ho un freno, che non è più come una volta, di quando scrivevo e me ne fottevo.

Ho riletto, per curiosità, i miei post di settembre 2006 e 2007 (Solo perchè siamo in settembre, fosse stato maggio avrei letto maggio 2007 e basta, visto che nel 2006 questo blog non c’era ancora)


Quella lì, ero io DAVVERO e questo era il mio posto.

Non è più così da un pezzo. Da quando ho cominciato a pensare: questo non lo posso scrivere, questa cosa qui, se la scrivo, va a finire che la fraintendono tutti. Questo farebbe male, questa intuizione la devo tenere per me,   questa la mia amica “x” non la capisce, o la capisce al contrario, se scrivo questo, tizio (o caio) pensa che stia parlando di lui. Che palle. Non c’ho mica tempo. Anzi no, di tempo ne ho da vendere, è che non ne ho voglia. Più (voglia).

L’ho capito questo week end quando qualcuno, mentre lo salutavo e gli dicevo che aspettavo un super post relativo al week end, mi ha risposto categorico così: “Fede, non scrivo più niente di personale sul mio blog. Solo cazzate.”( e lo sai perché, l’ha detto tra parentesi, ma io l’ho capito ugualmente, ne abbiamo parlato a suo tempo).

Più o meno quello che faccio io da un po’, tranne rari e sporadici momenti di…. non so che.


E quindi chiudo.


Non so se sarà definitivo.....  come posso dirlo? Proprio io? Di definitivo c’è solo una cosa…

Si sa.


C’è da dire, a mio favore, che quando scelsi il titolo di questo blog, la sapevo già LUNGA allora,... senza saperlo. Ovvio.




Saluto i quattro gatti che mi leggevano.

postato da: kappler alle ore 21:01 | link | commenti (7)
categorie: pensieri, la mia vita
lunedì, 08 settembre 2008

e poi dicono che i panda....

non lottano.




A volte ci si inbatte nel nostro destino proprio sulla strada per evitarlo


kfp

Questo qui è proprio un bel film.

Finalmente un film per bambini che piace anche ai grandi e un film per i grandi che capiscono anche i bambini. Strana questa cosa eh?
Già. Appena entrata in sala, contando il numero esorbitante di bambini rispetto all'esiguo numero di adulti, mi sono detta: “ecco ci risiamo. Sarà come con B*tman. Sarà un susseguirsi di domande. Loro (i bambini)  non capiranno un cazzo e chiederanno spiegazioni ai genitori, con domande insistenti e fastidiose, mille “perché? Perché? Perché?” che non faranno altro che innervosirmi". Per un nano secondo ho pensato addirittura di andarmene. Poi è iniziato il film. E nessuno ha fiatato. Non ci sono state domande. Neanche una microdomandinadelcazzo del bambino più piccolo in sala. Nada. Niente. Perché? Perché il messaggio è semplice. Cristallino.

E finalmente un film con una morale POSITIVA. Molto positiva. Per grandi e piccini.

Finalmente un film che dice che il “caso non esiste” e che il presente “è un dono”.

E poi c’è la fola dell’ingrediente speciale. Che è quello che ho portato a casa io questa sera.

E poi, si, abbiamo riso un sacco. Assai. Perchè fa ridere.


Anche. Ma è quasi la cosa meno rilevante del film.



postato da: kappler alle ore 23:51 | link | commenti (4)
categorie: pensieri, la mia vita
domenica, 31 agosto 2008

SI RICOMINCIA..


postato da: kappler alle ore 20:14 | link | commenti (1)
categorie: la mia vita
sabato, 30 agosto 2008

se potessi... è sempre un ottima scusa

ny_estate08





Dialogando con il mio collega che solo la settimana scorsa era lassù sull’emphire a fotografare M*nhattan al tramonto, mi sono sorpresa a dire che  “si, se potessi lascierei tutto e mi trasferirei a N.Y.” Lui mi chiede perché non lo faccio, perché non mi trasferisco visto che si vede dagli occhi che ho quando ne parlo che mi piace da morire. Io ribatto, semplicemente la solita frase che si dice sempre:  “perché non posso, e la casa? Il lavoro? ….”.

Sono due giorni che ci penso ed in effetti ho detto una stronzata galattica, potrei eccome. Solo che non ho il coraggio di farlo. Potrei davvero fare quello che fanno centinaia di persone tutti i giorni: lasciare tutto, racimolare i risparmi e partire inseguendo un sogno. E’ che rispetto a loro ho una cosa in più (o in meno, dipende dai punti di vista ovviamente), ho la terribile paura di non farcela, o meglio di fallire, o meglio ancora, che non sia quello il vero sogno. Si capisce? La mia non è paura di partire, di andare via, di provarci davvero. Facendo anche un rapido calcolo, (mettendo insieme i famosi risparmi)  potrei tranquillamente viverci quasi un anno intero senza lavorare. Non è quello che mi blocca.
Ma è, semplicemente, la paura di aver sbagliato il sogno.

Perché la verità è  questa: me ne accorgerei solo alla fine, di essermi sbagliata intendo. Ma anche di averlo realizzato, lo so.


E' proprio  questo il vero casino.





postato da: kappler alle ore 19:51 | link | commenti (1)
categorie: pensieri, la mia vita
martedì, 19 agosto 2008

Si può staccare la spina anche restando a casa






Sono in ferie e sono a casa. Faccio le stesse identiche cose che faccio durante l’anno, anzi,  le stesse cose che mi piace fare durante l’anno con una sola differenza: non guardo l’orologio mentre le faccio, perché di tempo ne ho in abbondanza. Non devo “incastrare” tutto perché posso fare tutto.


Colazione in tranquillità al bar.

Fare la spesa ogni giorno, senza bisogno di dover comperare tutto subito per la settimana. (Passare dal fornaio tutte le mattine che mi sveglio presto, è uno dei piaceri della vita)

Un giro in libreria, ponderando a modo i libri da acquistare.

Un giro per negozi, scegliendo alla fine di non acquistare niente. Nessun abitino, scarpe o accessorio a prima vista indispensabile, sebbene alcuni negozi,  e che  negozi, abbiano ancora i saldi. (ma io sono a posto così, grazie).

Prendere appuntamento dall’estetista di pomeriggio, dalle 15,30 alle 17.00 (mai successo).

Restare in biblioteca quasi un ora, sensa l’ansia che chiuda o di dover tornare al lavoro.

Svegliarsi presto e prendere il sole in giardino.

Leggere quasi un libro al giorno.

Pulire a modo casa con calma, un pezzettino al giorno.

Finire tutte le serie televisive che mi ero tenuta  “apposta” da parte per questi 10 giorni, e iniziarne altre.

L’aperitivo con le amiche (poche) rimaste a casa.

Fare un salto a B*logna per una pizza improvvisata senza ansie di sveglie mattutine.

Rifiutare un paio di inviti al mare e in montagna, perché a casa alla fine ci stò proprio bene.


Le mie vacanze estive di quest’anno sono una sorta di prova di “come sarà essere in pensione”.

E tutto sommato, per dieci giorni, la cosa mi si addice. E mi piace. Spero solo che domenica cominci a venirmi un po’ di noia, altrimenti il rientro sarà terribile.


postato da: kappler alle ore 20:27 | link | commenti (5)
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mercoledì, 06 agosto 2008

Domande inutili della mia vita….






Tre amiche con i relativi fidanzati a cena al ristorante. Ovviamente le servo io.

A fine cena mi faccio queste semplicissime domande: ma perché continuano a stare con loro? Che cosa li tiene uniti? (Sono così brava che mi rispondo pure.)

Coppia n.1: I soldi di lui.

Coppia n.2: Le fette di prosciutto sugli occhi di lei. Innamoratissima di un coglione che la tratta male (anche davanti agli altri), la sfrutta (si è piazzato a casa sua e non fa un emerito c*zzo) e guarda sfacciatamente qualsiasi culo gli passi davanti, fosse anche quello di mia nonna.

Coppia n.3: un figlio in arrivo. E sarebbe perfetto, se lei non fosse la protagonista di questo post qui, e se lui non avesse saltato clamorosamente la seconda Ec*grafia di suo figlio  (e qui l’amico Freud avrebbe forse qualche cosa da ridire) arrivando in super ritardo, dando la colpa al traffico e a una magagna improvvisa in ufficio.  La cosa sarebbe ancora ammissibile,  salvo poi scoprire in seguito che il traffico e l’ufficio di cui sopra, altro non erano che “una partita a tennis”.

E allora credo che la risposta giusta alle domande di cui sopra sia solo una: la paura della solitudine e nient’altro.

E come dice Gramellini, spesso le coppie si sposano (e fanno figli, aggiungo io) quando invece sarebbe ora di lasciarsi.


postato da: kappler alle ore 21:32 | link | commenti (8)
categorie: pensieri, con le amiche, venere e marte
sabato, 02 agosto 2008

Ho appena compiuto 37 anni...






...Da un ora circa. E l’ho festeggiato come volevo io. Avevo lo stesso vestito verde dell’anno scorso.  Quest’anno anche le scarpe erano verdi. Bellissime con il tacco.E continuerò a festeggiare questo week end proprio come voglio io.E l’unica parola che mi viene in mente, pensando a me adesso è SERENITA’.

Perché cazzo, sono serena e in pace come non mi succedeva da una vita e mezza. Serena e contenta di quello che ho e serena anche per l'assenza di quello che non avrò mai.

Rispetto all'anno scorso credo di essere diventata un po’ più saggia, più cinica, ma anche più sicura e certa di quello che voglio e di quello che invece NON vorrò mai. Esono più certa di quello che ha valore, rispetto a  quello che di valore (sostanza)  non ne ha neanche un po’.

E poi  magari il resto della serata (sorpresa) la posto poi.

Ma anche no.Auguri a me. Comunque. Prima di ogni altra cosa...


postato da: kappler alle ore 01:09 | link | commenti (6)
categorie: la mia vita
mercoledì, 30 luglio 2008

Radio freccia insegna....




Credo che c’ho un buco enorme. Sempre e comunque.  Credo che, prima di desiderare qualcosa  bisogna dare, se si riesce. Credo che riuscire a stare in pace con se stessi a casa, la sera,  sia una gran vittoria.  Credo che voler mollare tutto di punto in bianco (la me del 2007, ad esempio) , sia semplicemente voler mollare sé stessi e nessun altro. Credo che forse se non stai bene con te stessa non starai mai bene con nessun altro,oppure girandola al contrario, se stai così bene con te stessa, alla fine non  riuscirai mai a incastrarti con gli altri. Credo che la pazienza sia la virtù dei saggi e che la saggezza si impara negli anni.Credo che il segreto della felicità sia nel ricercarla e molto meno nel possederla.Credo che ammettere  i propri limiti sia l’unica forza che abbiamo, e che i limiti ci sono per un motivo preciso. Credo che l’aperitivo sia una cosa buona e giusta. Un toccasana. Un antidepressivo naturale. Credo che se continuo a cazzeggiare su skype e su internet, prima o poi mi licenzieranno. Credo che certe serate con le amiche mi abbiano salvato molte volte dal farmi domande troppo elevate sulla vita. Credo che il sorriso di mia nipote sia un dono del cielo. Credo che la luna splendente lassù in certe sere, ci sia per una ragione. Credo che la quantità di  shopping che faccio e la quantità di nutella che ingurgito, siano il mio indice di soddisfazione.  Credo che lo sguardo che abbiamo su noi stessi, spesso è molto più severo di quello che gli altri ci concedono.  Credo che ci sono ferite che non si rimargineranno mai. E quelle ferite saranno quelle che continueremo a leccare, nonostante tutto, per sempre. Credo che in fondo, quel buco (che è solo nostro) nessuno riuscirà a riempirlo, se non per un paio d’ore, mesi, o qualche anno..  Credo che la sensazione dello “strappo” sia congenita dell’essere umano.  Credo che  prima o poi, anche se ti senti pieno, qualcosa comincerà a fare acqua da qualche parte. Credo che il segreto sia non pensarci e andare avanti. E fottersene, alla fine di quel buco che hai dentro, che niente e nessuno potrà mai riempire.


(neppure lo scudetto del Bologna….. e faccio per dire)



 


postato da: kappler alle ore 23:48 | link | commenti (1)
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lunedì, 28 luglio 2008

ed è solo lunedì



Dialogo tra me e il mio nuovo capo questa mattina

Lui: “effe, si capisce che non è venerdì, non ti arrivano sms.”


Io: “ guarda che questo fine settimana era particolare, c’era la festa al castello di solito come sai non è che mi arrivano tanti sms se escludiamo quelli della Vodanfone per la summer card.”


Lu: “ Si va beh ma a parte la festa cosa hai fatto questo week end?” (guardandomi come se fossi in possesso del terzo segreto di fatima)


Io: “Niente. Venerdì festa al castello. Sabato ho lavorato al castello e domenica ho fatto sesso poi sono andata a rivedere batman poi ho rifatto sesso, salvo prima cenare perché avevo un po’ fame…”


Sto scherzando. Questo è quello che avrei voluto dire... e  invece ho detto questo: “Niente. Venerdì festa al catstello. Sabato ho lavorato al castello e domenica sono tornata a rivedere batman.”

Lui: “ da sola?”


Io: “No, con un amico che non l'aveva ancora visto. Perchè?”


Lui: No così. Niente. Per sapere.”


E lì, lo so, avrei dovuto dire “e tu? Cosa hai fatto nel week end?" Ma purtroppo: a) non mi interssa b) non mi interessa c) non mi interessa


L’unica cosa che mi interessa in questo momento del mio ufficio è il torneo di basket messo a punto dal mio collega Emme: con tutti i fogli di carta che buttiamo via, dobbiamo fare canestro nel cestino come a basket. E appena  è iniziato il torneo, oggi pomeriggio, ho fatto due tiri da “tre”.


Al che si sono girati tutti e due verso di me (il terzo è in ferie, beato lui)  e mi hanno detto: “ma tu giocavi a basket? Ci prendi in giro?”


E si,alla fine bazzicare in parrocchia per dieci anni e oltre, fa. Ping pong e basket. Per anni non ho fatto altro che tornei di ping pong e gioco a cinque a basket. E io lo so che se nascevo maschio stavo meglio.


Ma molto meglio.


postato da: kappler alle ore 23:31 | link | commenti (1)
categorie: pensieri, la mia vita, in attesa della pensione